La ricerca I-O

La ricerca in immuno-oncologia    

01/06/17

L

a ricerca in immuno-oncologia (I-O) mira a sconfiggere il cancro con le sue stesse armi. Nel febbraio 2017, per il secondo anno consecutivo, questa branca della scienza è stata nominata “progresso dell'anno”  dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO). “E’ entusiasmante la significativa quantità di ricerche traslazionali in corso nell’immuno-oncologia”, afferma Steven Averbuch,  vice president, Translational Clinical Development & Pharmacodiagnostics di Bristol-Myers Squibb.

Ma, nonostante i progressi ottenuti finora, meno del 50% dei pazienti risponde alle terapie immuno-oncologiche, e questo dipende dalle caratteristiche genetiche dei pazienti e dalle istologie tumorali. Questa statistica solleva una domanda: perché alcune persone rispondono meglio alle immunoterapie?

Partendo dalle conoscenze acquisite grazie a quasi 20 anni di ricerche sull'immunoterapia, gli scienziati di Bristol-Myers Squibb stanno lavorando intensamente per trovare le risposte a tale domanda con l'aiuto di tecnologie all'avanguardia. Studiano la biologia del cancro e del sistema immunitario a livello cellulare, analizzano enormi quantità di dati genomici provenienti da campioni tumorali stoccati in banche dati e dalle sperimentazioni cliniche, utilizzano i biomarcatori e la diagnostica associata per accelerare il processo decisionale.    

Nils Lonberg

Nils Lonberg

Dalle scoperte biologiche alla scienza traslazionale, gli esperti di immuno-oncologia di Bristol-Myers Squibb sono impegnati in un'incessante attività per scoprire, sviluppare e progettare la prossima generazione di immunoterapie.

Alla ricerca di target promettenti    

La ricerca inizia studiando sempre più la biologia del cancro e il nostro sistema immunitario. Nils Lonberg, senior vice president of Oncology Biology Discovery, spiega come tre meccanismi biologici influiscono sulla capacità del cancro di crescere in maniera subdola ed incontrollata:

1. Le cellule tumorali sono soggette a mutazioni che possono esprimersi oppure no. Le cellule tumorali sono incostanti. A volte producono neoantigeni (proteine presenti sulla loro superficie cellulare che permettono alle cellule immunitarie di rilevarne la presenza e di distruggerle), altre volte no. Senza contare che il numero totale di mutazioni varia a seconda delle istologie di cancro. Le leucemie infantili, ad esempio, sono indotte da una serie limitata di mutazioni che possono essere controllate efficacemente con terapie mirate. La maggior parte dei tumori, tuttavia, presenta molte mutazioni che li rendono difficili da trattare con terapie mirate e che comportano la crescita incontrollata dei tumori stessi.  

2. L'equilibrio della risposta infiammatoria dell'organismo è alterato. In un organismo sano, la risposta infiammatoria induce le cellule immunitarie a rispondere ai segnali precipitandosi ad affrontare il problema, causando infiammazione e gonfiore, come quando un taglio su un dito diventa rosso e gonfio. Una volta sventata la minaccia, altri segnali bloccano la risposta infiammatoria per consentire alla ferita di guarire. Un organismo sano mantiene un equilibrio corretto in entrambe le direzioni del percorso infiammatorio. I tumori, invece, sono bloccati in un punto particolare di questo ciclo in cui i segnali di attenuazione infiammatoria interrompono una risposta produttiva delle cellule T prima che le cellule tumorali siano state eliminate. 

3. Le cellule tumorali mutano continuamente. Come i batteri, le cellule tumorali subiscono una forte pressione molecolare, dividendosi e mutando rapidamente e costantemente. A causa delle nuove mutazioni, le cellule tumorali acquisiscono una serie di proprietà che consentono loro di sfuggire all'attacco delle cellule immunitarie, ad esempio bloccando l'infiltrazione, mascherandosi per non essere rilevate o sviluppando resistenza alle terapie precedenti tramite l'espressione di proteine di superficie diverse.

Per identificare i target più promettenti, gli scienziati cercano, sulla superficie delle cellule immunitarie, recettori proteici specifici coinvolti in tali meccanismi biologici. Bristol-Myers Squibb sta conducendo ricerche su decine di target a vari stadi di sperimentazione. 

“E’ entusiasmante la significativa quantità di ricerche traslazionali in corso nell’immuno-oncologia” 
-Steven Averbuch    
Tim Reilly

Tim Reilly

“Ci adoperiamo al meglio delle nostre capacità per raccogliere tutte le informazioni attraverso lo studio della patologia, conducendo studi su animali, esaminando i dati traslazionali, formulando ipotesi da testare e osservando i risultati”, afferma Tim Reilly,  vice president and head of Early Oncology. 

"Cerchiamo di capire cosa funziona e cosa non, indipendentemente dal risultato. Capire cosa non funziona è importante tanto quanto capire cosa funziona.”    

Bruce Car

Bruce Car

Tale processo di raccolta dati comprende l'esame della letteratura pubblicata, l'analisi di The Cancer Genome Atlas (un'enorme banca dati pubblica con diagrammi multidimensionali delle mutazioni genetiche di 33 tipi di cancro) e dei set di dati genomici dei pazienti coinvolti nelle sperimentazioni cliniche. “Cerchiamo target con elevata espressione nelle istologie di tumore caratterizzate da un'incidenza e da una forte esigenza clinica insoddisfatta,” dichiara Bruce Car, vice president Head Translational Medicine.

David Feltquate

David Feltquate

Analisi dei dati degli studi di ricerca clinica

Bristol-Myers Squibb sta studiando molte molecole progettate specificatamente per mirare a percorsi diversi del sistema immunitario in diversi tipi di cancro.

“Modelliamo il nostro programma di sviluppo farmacologico in base a ciò che apprendiamo e questo processo è di tipo interattivo”, afferma David Feltquate, Head of Early Clinical Development. “Con gli strumenti a nostra disposizione miriamo a identificare i pazienti che hanno maggiori probabilità di rispondere, sulla base di caratteristiche specifiche, in una fase molto più precoce del processo di ricerca. Tali caratteristiche informano e arricchiscono tutto il nostro programma. Questo non vuol dire che ci arrendiamo con i pazienti che hanno meno probabilità di rispondere, ma che potremmo essere in grado di somministrare loro un altro farmaco”.

Oltre a raccogliere dati standard dalle sperimentazioni cliniche, come i dati di sicurezza e i tassi di risposta, gli scienziati di Bristol-Myers Squibb stanno cercando metodi innovativi per ottenere tempestivamente le informazioni più rilevanti. 

 

"Stiamo coinvolgendo attivamente partner commerciali che vantano competenze sui biomarcatori e sulla diagnostica associata che ci permettono di offrire i farmaci giusti ai pazienti giusti."
-Anil Kapur    
Anil Kapur

Anil Kapur

"Stiamo coinvolgendo attivamente partner commerciali che vantano competenze di diagnostica sul mercato globale per poter offrire la miglior esperienza ai clienti e fornire i farmaci giusti ai pazienti giusti", dichiara Anil Kapur, vice president I-O Early Assets & Biomarkers Commercialization. I biomarcatori possono essere impiegati per caratterizzare un tumore e il microambiente tumorale, che può indicare in che modo un paziente risponderà all'immunoterapia. La diagnostica associata viene utilizzata per identificare i pazienti che possono trarre vantaggio da un trattamento disponibile.

Per saperne di più: Il ruolo dei biomarcatori immunologici nel microambiente tumorale

I nostri scienziati applicano anche tecnologie di imaging avanzate per esaminare la biologia dei processi di risposta immunitaria a livello millimolecolare (un millesimo di una molecola), che permettono di vedere con maggiore precisione come risponde il cancro. "Siamo ai primi stadi di sviluppo di agenti di imaging che ci permettono di utilizzare l'imaging PET (tomografia a emissione di positroni) per visualizzare la biologia d'interesse nei pazienti", dichiara Feltquate.

Steven Averbuch

Steven Averbuch

Sviluppo di una ricerca in Immuno-Oncologia di prossima generazione    

La prossima generazione della ricerca immuno-oncologica è già avviata in tutto il settore. È accompagnata da un entusiasmante cambiamento d'approccio nello studio dei trattamenti combinati che potrebbe permettere di mirare più di un target tumorale alla volta.

“Se il cancro è come una stanza in cui ci sono più luci accese, la chemioterapia standard è come rompere contemporaneamente tutte le luci per spegnerle”, afferma Steven Averbuch. “La terapia mirata, che impiega un farmaco mirato per il trattamento di un cancro in massima parte indotto da un'unica mutazione, è come spegnere un interruttore che controlla la maggior parte delle luci nella stanza. Nell'epoca attuale dell'immuno-oncologia, stiamo conducendo ricerche su un'intera serie di interruttori della luce che speriamo un giorno di poter spegnere in sequenze e combinazioni diverse lungo il percorso del paziente”.    

Inoltre, un numero sempre crescente di collaborazioni del settore con aziende biotecnologiche e centri di ricerca universitari permetterà a Bristol-Myers Squibb di sfruttare le nuove conoscenze sulla natura del cancro e di trovare nuovi metodi per utilizzare l'informatica e altri strumenti al fine di applicare i dati in un modo finora impossibile.

“Siamo vicini a capire perché alcune persone rispondono meglio di altre alle terapie immuno-oncologiche”, afferma Averbuch. “Il nostro obiettivo è continuare a tentare, nella speranza di poter spegnere per sempre le luci del cancro”.


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