Global HOPE: 10.000 bambini curati

Il programma della Bristol Myers Squibb Foundation dà una speranza alle famiglie africane.

13/04/22     
Il nostro aiuto ai piccoli pazienti e alle loro famiglie

Il nostro aiuto ai piccoli pazienti e alle loro famiglie

L'accesso ad un'assistenza sanitaria di qualità non dovrebbe dipendere dall’area geografica di appartenenza. Purtroppo, però, spesso accade.
La situazione per chi vive nell'Africa subsahariana con un figlio che riceve una diagnosi di tumore può essere molto difficile. C'è una probabilità del 90% che il figlio non sopravviva. Per chi vive negli Stati Uniti, l’aspettativa  è diversa: oltre l'80% dei tumori infantili riesce a essere curato.
Questo tipo di disuguaglianza sanitaria è al centro delle attività della Bristol Myers Squibb Foundation* e della nostra missione di garantire a tutti un accesso equo alle cure. Nel 2016, per iniziativa dell'oncologo pediatrico David Poplack, M.D. in forza al Texas Children's Hospital, è stata lanciata Global HOPE (Hematology-Oncology Pediatric Excellence) con l'aiuto di una donazione iniziale di 50 milioni di dollari da parte della BMS Foundation. Il suo obiettivo è potenziare l'infrastruttura sanitaria nell'Africa subsahariana, per far sì che i bambini con diagnosi oncologiche possano ricevere il tipo di trattamento di cui hanno bisogno, garantendo loro risultati paragonabili a quelli dei paesi con maggiori risorse come gli Stati Uniti.
Poplack, direttore di Global HOPE, si impegna per salvare vite umane e ritiene che la BMS Foundation sia il partner ideale. “Senza la Bristol Myers Squibb Foundation”, sostiene, “non avremmo potuto creare Global HOPE. La loro donazione iniziale ci ha permesso di creare centri terapeutici e di avviare programmi di formazione per medici, infermieri, farmacisti e operatori della comunità”.
I numeri sono scoraggianti. Le stime indicano che ogni anno più di 100.000 bambini in Africa ricevono una diagnosi di tumore o malattia del sangue. Negli Stati Uniti, in confronto, siamo a circa 15.000 casi. Inoltre, il tasso di mortalità che affligge i paesi in Africa fa riflettere sulle diverse cause a cui è dovuto: mancanza di operatori sanitari qualificati per diagnosticare e curare i tumori infantili, penuria di strutture mediche e scarsa, se non inesistente, accessibilità ai farmaci necessari per curare il cancro. La buona notizia è che, grazie agli sforzi di Global HOPE, le prospettive per i bambini e per le loro famiglie in Africa migliorano di giorno in giorno.

L'iniziativa ha raggiunto il traguardo significativo dei 10.000 pazienti pediatrici trattati. Per quanto si dichiari soddisfatto di questo risultato, Poplack ne mostra con orgoglio un altro: “Prima di Global HOPE, gli oncologi pediatrici in tutta l’Africa erano pochi, se non addirittura nessuno. Uno degli obiettivi primari di Global HOPE è stata la preparazione dei pediatri africani attraverso un corso di formazione ufficiale di due anni, per diventare esperti in oncoematologia pediatrica. Fino a oggi abbiamo formato 20 specialisti in oncoematologia pediatrica. Ecco cosa ci ha permesso di raggiungere il traguardo dei 10.000 pazienti trattati. Il fatto che siamo riusciti a farlo in soli quattro anni è straordinario e con il tempo queste cifre potranno solo crescere".
Global HOPE è presente in centri terapeutici e di formazione in Botswana, Malawi, Tanzania e Uganda. Questi centri stanno formando gli operatori sanitari di tutto il continente, che a loro volta istituiscono dipartimenti di oncologia pediatrica nei loro paesi d'origine. Ad oggi, oltre al trattamento di 10.000 giovani pazienti e alla formazione di 20 nuovi pediatri oncologi, il programma ha formato più di 4.500 operatori sanitari.

Abbracciare l'innovazione per colmare le distanze.

Un fattore importante per il successo del programma è stata l'adozione di una piattaforma di tutoraggio a distanza efficiente, che ha consentito la formazione degli operatori sanitari anche nelle aree più remote e prive di strutture fisiche. Secondo Phangilise Mtshali, che ha ricoperto il ruolo di direttrice della Fondazione in Africa per più di 20 anni, il “tele-mentoring” è stato una rivoluzione, soprattutto perché l'Africa (e il resto del mondo) deve affrontare i problemi causati dalla pandemia di COVID-19. 
“La pandemia ha davvero destabilizzato i sistemi sanitari, non solo in Africa, ma in tutto il mondo", afferma Mtshali. “Ma il tele-mentoring è stato incredibilmente efficace, in particolare nella formazione del personale infermieristico. Spingendoci a usare più intensivamente le tecnologie per la formazione virtuale, la pandemia ci ha permesso di amplificare i risultati dei nostri sforzi e di creare una rete più vasta".

La rete creata da Global HOPE è ampia e funziona al meglio, poiché la diagnosi e il trattamento precoci sono importantissimi, soprattutto con i tumori infantili. “Se un bambino si ammala”, ricorda Mtshali, “l'intera famiglia ne è sconvolta. Quando si parla di cancro, è essenziale che i genitori non si fermino ai guaritori tradizionali della loro comunità. Dobbiamo incrementare l’attenzione che gli operatori sanitari assegnano ai casi che presentano i sintomi associati ai tumori infantili, mettendo gli operatori in condizione di capire quando è necessario prescrivere esami medici più approfonditi per un bambino. Questo è uno degli obiettivi della formazione offerta da Global HOPE”.
John Damonti, Presidente della Bristol Myers Squibb Foundation, esprime le sue riflessioni su questo traguardo terapeutico: “La disuguaglianza contro la quale lotta Global HOPE non potrebbe essere più netta. Vent'anni fa abbiamo vissuto una situazione simile, con cifre altrettanto drammatiche, quando abbiamo affrontato per la prima volta l'HIV pediatrico nel continente africano, coinvolgendo la Baylor International AIDS Initiative, il Texas Children's Hospital e cinque paesi africani nel programma SECURE THE FUTURE (STF). Negli ultimi vent'anni, grazie a STF è stato possibile dare vita alla più grande rete terapeutica del mondo trattando più di 1 milione di bambini, con 375.000 bambini attualmente coinvolti nella rete Baylor/BMS. La capacità di valorizzare le lezioni apprese nel corso di STF, unita alla nostra attenzione sempre maggiore sul cancro, ci ha permesso di andare avanti come ci eravamo posti sin dal principio".
“David e il suo team stanno già ottenendo grandi risultati e siamo enormemente orgogliosi di essere riusciti a creare questa partnership, imparando dai nostri successi e anche dai nostri errori", aggiunge Damonti. “Da molti decenni a questa parte, nei paesi in cui la BMS Foundation ha sostenuto i programmi per la lotta alle disuguaglianze sanitarie, non c'è mai stato uno sforzo più importante e con un impatto così grande".
Pensando al futuro, Poplack guarda a Global HOPE con ottimismo. “Abbiamo appena superato il traguardo dei 10.000 bambini. Ritengo che nei prossimi cinque anni questa cifra aumenterà di molto. Vogliamo formare altri operatori sanitari, raggiungere ancora più bambini, salvare ancora più vite e intervenire drasticamente su quella disuguaglianza nell’ambito sanitario che oggi è ancora ben visibile. Questo è il nostro obiettivo finale e sono fiducioso del nostro successo".

*La Bristol Myers Squibb Foundation è un ente di beneficenza senza scopo di lucro, separato e indipendente dalla società BMS.